Etichettatura e Codice del Consumo: attenzione alla gerarchia delle leggi per evitare brutte sorprese

A volte, la buona volontà sembra non bastare. È quanto viene da pensare leggendo alcuni provvedimenti dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm, detta anche Antitrust) in tema di origine e Italian sounding (in particolare quelli relativi ai numeri 28056, 28057, 28061, 11385 e 112387). Il Garante, questa volta, interviene nei confronti di Pasta Cocco, De Cecco, Divella, Margherita (ex Auchan), Lidl. Come? Andiamo con ordine. I provvedimenti emessi riportano termini molto famigliari a chi si occupa di food & beverage, quali “etichettatura” e “claim”. Se “etichettatura” fa spesso pensare al Reg. (Ue) n. 1169/2011 e “claim” al Reg. (Ce) n. 1924/2006, tornano a mente anche i vari regolamenti che completano e attuano quelle norme, le Comunicazioni della Commissione, le norme nazionali, le circolari e le linee guida che da quei capisaldi della legislazione dell’Unione europea scendono a cascata. Doveri che gli imprenditori dell’agroalimentare hanno ben presenti perché regolano il loro lavoro. Tant’è che, per rispettare l’ultima disposizione del Legislatore, rifanno le etichette, rimodellano progetti, poi li modificano perché la norma è cambiata (magari quando i vecchi imballi potrebbero essere ancora utilizzzati). Eppure, quando si potrebbe credere di aver ottemperato al meglio a quella complessa, cangiante e mai scontata congerie normativa, arriva… lo stupore: perché l’autorità, in questo caso l’Agcm, sanziona o induce le aziende a cambiare

continua…

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