Due anni di proroga per ridisegnare la nuova Pac: non sprechiamoli

Barilla con la pasta di grano 100% made in Italy, De Matteis Agroalimentare con quella ottenuta da materie prime della Filiera Armando… sembra che investire nel frumento tricolore sia diventato un must. Ma di certo non possiamo pensare di barricarci dentro le nostre frontiere e “fare tutto da soli”: non basta un’etichetta che dichiari “Pasta nata sotto il cielo d’Italia” per diventare, di punto in bianco, un Paese produttore, quando sappiamo bene che la nostra forza è quella di essere grandi trasformatori. Ed è esattamente per questo motivo che dovremmo prestare molta attenzione alle decisioni (o alle non decisioni) che in Europa si stanno prendendo sulla futura Politica agri-cola comune. A tal proposito, fa riflettere il pensiero del professor Dario Casati.

La Redazione

Mentre l’umanità ancora si interroga sul futuro della pandemia e sulle sue conseguenze in campo sanitario ed economico, oltre che in tanti altri ambiti meno evidenti che al momento intuiamo appena, la vita procede, e non può essere altrimenti. Nel 2019 ci eravamo lasciati sotto il peso di alcuni interrogativi che ora quasi abbiamo dimenticato: la Brexit, i nuovi assetti politici dell’Ue dopo l’elezione del Parlamento europeo, l’esplosione delle rozze guerre commerciali a colpi di dazi dopo decenni di pax commerciale gestita dal Gatt e dalla Wto erano i temi più assillanti. Quantum mutata ab illa la situazione, verrebbe voglia di dire, e nello stesso tempo, invece, quanto è cambiata la prospettiva in cui questi problemi si collocano. Ma il trascorrere del tempo ci costringe ad andare avanti, affrontando scadenze e trovando soluzioni. Consideriamo le questioni europee: un inestricabile groviglio si presentava allora, con la Gran Bretagna impegnata a trovare i termini per la sua uscita dall’Ue e quest’ultima, francamente, paralizzata dall’evento “impossibile”, al punto da essere a mala pena previsto nei Trattati.

continua…

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