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Valorizzare, difendere e promuovere la pasta

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“Rappresentare i produttori di pasta è per me motivo di grande orgoglio e responsabilità al tempo stesso. La pasta è un alimento globale, pregiato sotto il profilo nutrizionale e ha un ruolo centrale nell’alimentazione di tutti. Farò quindi del mio meglio per continuare a contribuire alla sua valorizzazione e alla diffusione dei suoi innumerevoli valori positivi”. Così aveva commentato la sua elezione alla presidenza dei pastai italiani di Unione Italiana Food, Margherita Mastromauro lo scorso giugno. Proprio in virtù di queste importanti – e programmatiche – parole, Pasta&Pastai
ha voluto intervistare la neo Presidente affinché delinei gli obiettivi primari del suo mandato. L’esperienza (e la storia) della Mastromauro è tale che i pastai italiani hanno deciso di affidarle questo incarico in un momento assai delicato per il settore sia per la questione legata al caro prezzi, sia per la problematica inerente alle materie prime. Oltre a ciò, non va comunque dimenticato il posizionamento della produzione pastaria all’interno della transazione ecologica e, non da ultimo, la necessità di comunicare efficacemente ogni aspetto di questo ambito produttivo, da sempre – per storicità e cultura – asse portante dell’economia e dell’industria italiana. Dall’intervista ne emerge un programma chiaro, dettagliato ed efficace, in continuità con la presidenza precedente, quella di Riccardo Felicetti.

Può delinearci gli elementi cardine del suo programma di presidenza?

Il programma della mia presidenza può riassumersi in tre semplici azioni: valorizzare, difendere e promuovere il prodotto più amato dagli
italiani e fulcro della dieta Mediterranea.

La pasta e la sua filiera sono state, di recente, oggetto di critiche soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento di grano duro estero e per la resistenza dei pastai ad adeguare il prezzo della pasta alla riduzione del prezzo del grano duro. Che piega prenderà il mercato nazionale del grano duro e delle semole a seguito dell’attuale raccolto?

Purtroppo ci dicono che il raccolto di grano duro italiano quest’anno sia stato carente in quantità e qualità (proteine). Se così fosse, mai come per questa campagna (2023/24) per fare pasta sarà necessario importare grano duro di qualità dall’estero. Continueremo, ciò nonostante, a valorizzare le filiere italiane, ritenute sino a oggi una risposta importante ai problemi della produzione nazionale, malgrado la corsa al rialzo dei costi della materia prima. In questo momento infatti abbiamo un mercato in forte tensione e forte aumento, in cui i venditori, attendendo ulteriori rialzi, non coprono i pastifici e non consentono ai pastai di pianificare le strategie aziendali. Tutto questo in contrasto con la necessità espressa dal governo di deflazionare il mercato. Ci auguriamo un intervento del governo per sostenere la filiera del frumento duro e della pasta anche in relazione a queste emergenze.

 

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