La sostenibilità non è solo green. La corretta interpretazione della dimensione ambientale, sociale ed economica è la sfida strategica per il futuro e la competitività

L’impatto ambientale della produzione e del consumo di pasta è, da anni, oggetto di analisi approfondite: dal consumo di acqua per la coltivazione fino, ad esempio, a quello del gas in cottura, che LifeGate ha calcolato rappresentare il 38% dell’impronta carbonica complessiva. Ma quando si parla di sostenibilità, riferirsi esclusivamente all’aspetto ambientale è riduttivo e fuorviante. La sostenibilità è pensata come un concetto integrato – ambientale, economico e sociale – fin dal 1992 (Summit della Terra, Rio de Janeiro) e anche se per decenni è sembrato che questa impostazione non fosse stata recepita, oggi sappiamo che le coscienze sono finalmente pronte. Istituzioni, aziende e gli stessi consumatori indirizzano azioni e aspettative verso un significato più ampio di sostenibilità che comprende, certo, la tutela dell’ambiente, ma anche l’analisi e il miglioramento degli impatti sociali, oltre che economici. Quando si parla di pasta, quindi, ci sono molti altri aspetti da tenere in considerazione: i benefici per la salute e la nutrizione, la ricchezza della biodiversità, i valori socioculturali, i ritorni economici positivi sull’economia locale e lo sviluppo di expertise.

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