Unione Italiana Food, l’associazione di Confindustria che rappresenta l’industria alimentare italiana portavoce di 530 aziende, un export da 25 miliardi di euro e più di 100.000 occupati, ha porttoa la denatalità al centro della propria Assemblea annuale dello scorso 24 giugno, lanciando un allarme che va oltre la sfera sociale: il calo delle nascite colpisce le imprese, erode la forza lavoro, cambia i consumi e rischia di spopolare interi territori produttivi.
Meno nascite, meno lavoratori, comunità a rischio: lo scenario che l’Italia non può ignorare
Dal 2008 l’Italia ha perso il 35,8% delle nascite. Entro il 2050, secondo le proiezioni ISTAT, la popolazione scenderà a 54,7 milioni: un italiano su tre sarà over 65 e quattro famiglie su dieci saranno composte da una persona sola. La fascia in età lavorativa perderà 7,7 milioni di persone, quasi un quinto degli occupabili oggi.
Per l’industria alimentare questi numeri rappresentano uno scenario di consumo futuro e un’emergenza produttiva già attuali. La difficoltà di reperimento di operai specializzati supera il 50% in diverse aree del Paese. La fuga di cervelli aggrava ulteriormente il quadro con oltre 93.000 italiani tra i 18 e i 39 anni che hanno lasciato il Paese nel 2024.
Nelle aree dove l’industria alimentare è più radicata, a partire dal Mezzogiorno, la denatalità rischia di innescare un circolo vizioso: meno nascite, meno forza lavoro, spopolamento delle comunità e ridimensionamento delle filiere produttive locali.
Welfare, congedi, flessibilità: le misure già messe in atto dalle aziende di unionfood
Le imprese alimentari stanno già facendo la loro parte: un’indagine condotta da Unione Italiana Food su un campione di aziende associate fotografa un settore che ha già costruito, in modo diffuso, una cultura d’impresa orientata alla genitorialità: congedi parentali rafforzati fino al 100% della retribuzione, programmi strutturati di rientro post-maternità, smart working e welfare aziendale integrato indicano un percorso virtuoso
“L’industria alimentare ha sempre saputo leggere i cambiamenti della società e trasformarli in risposta concreta. L’abbiamo fatto con l’evoluzione dei consumi, con la crescita dell’export, con l’innovazione di prodotto. Oggi siamo di fronte a una sfida diversa per scala e urgenza: la transizione demografica richiede un patto tra imprese e istituzioni” afferma Paolo Barilla, Presidente di Unione Italiana Food.
“Le nostre aziende si sono già mosse sui congedi, sul welfare, sulla flessibilità. Ma da soli non si chiude il cerchio. Abbiamo bisogno che lo Stato costruisca con noi un sistema stabile di incentivi perché la genitorialità diventi economicamente sostenibile per le famiglie e competitivamente neutrale per le imprese. La denatalità è una sfida nazionale, anche la risposta deve esserlo”.
Le 530 aziende di Unione Italiana Food hanno generato nel 2025 un fatturato di 62 miliardi di euro (pari al 30% dell’alimentare trasformato), +6,9% rispetto al 2024. Il portafoglio di Unione Italiana Food è già strutturato per leggere e rispondere alla transizione demografica: prodotti della tradizione come pasta, caffè, dolci da ricorrenza, che pesano il 50% del fatturato; il “tradizionale evoluto” (surgelati, IV e V gamma, piatti pronti) vale il 30%; l’innovazione avanzata (nutrizione specializzata, integratori, functional food) il 20%.


