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Garofalo, Mosconi e Bioalimenta: “Subito soluzioni al caro energia”

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pastai italiani contro il caro energia

Il drastico aumento dei costi di energia e gas continua a preoccupare i pastai italiani. Nei giorni scorsi erano stati Rummo e Felicetti ad esprimere preoccupazione per la situazione, adesso è il turno di altri attori nazionali del settore pasta.

Secondo l’Ad del Pastificio Garofalo, Massimo Menna “I rincari si susseguono a livelli esorbitanti. Anche se lavoriamo tutti i giorni per individuare soluzioni, non esiste la possibilità di risparmio. Usiamo già energie alternative, abbiamo degli impianti di co-generazione e fotovoltaici e stiamo pensando anche a nuovi impianti, ma ovviamente occorre del tempo. Con le rinnovabili ci stiamo attrezzando, ma in ogni caso potranno coprire al massimo il 20 per cento del nostro fabbisogno”.

Gli fa eco Marcello Pennazzi, Ad del Pastificio Luciana Mosconi, che passa ad analizzare gli aumenti in bolletta per i pastai: “Se ci limitiamo al gas metano, da luglio 2021 a luglio 2022 il costo al metro cubo è aumentato di nove volte. Quanto all’energia elettrica, l’incremento è un po’ più basso (4 o 5 volte), ma sempre molto rilevante. Per fortuna un aiuto deriva dal nostro impianto fotovoltaico, che ci rende almeno in parte autonomi. Quello che va rimarcato è che l’incidenza sul costo base del nostro prodotto è enorme: a luglio l’aggravio è stato di circa 20 centesimi/kg”.

Da qui, ecco le richieste nei confronti del governo:” Occorre mettere un tetto agli aumenti dell’energia e dare alle imprese la possibilità di scontare il credito d’imposta, recuperando almeno in parte questo aggravio di costi”.

Infine è la volta di Cesidio Di Martino, Ceo di Bioalimenta, che rincara la dose: “Sentiamo di proposte relative al raddoppio del credito d’imposta dal 15% al 30% per l’energia e dal 25% al 50% per il gas metano”.

Sono proposte positive ma non esaustive: il credito d’imposta dovrebbe essere portato all’80%, sia per l’energia sia per il gas metano. Inoltre, se si vuole rinforzare il tessuto industriale e sociale del nostro Paese, occorre immettere sul mercato materia prima a prezzi calmierati, per salvaguardare i conti economici delle società e le tasche dei consumatori”.

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