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Prosegue il rialzo dei prezzi della pasta

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La diffusione dei dati Istat sull’inflazione a marzo ha sancito quello che era un sentore ormai diffuso negli addetti ai lavori e nei consumatori, ovvero l’aumento del 18% del prezzo della pasta nell’ultimo anno. Questo, tuttavia, di fronte a un’apparente incongruenza, giacché il grano duro viene pagato agli agricoltori il 30% in meno. Ma allora, se il prezzo del grano cala mentre quello della pasta aumenta, c’è una speculazione in atto? A detta di Coldiretti, essendo la pasta ottenuta direttamente dalla lavorazione del grano con l’aggiunta della sola acqua, non c’è alcuna giustificazione per le divergenze registrate nelle quotazioni, con la forbice dei prezzi che si allarga e mette a rischio i bilanci dei consumatori e quelli degli agricoltori. Una distorsione che risulta evidente anche dall’andamento dei prezzi medi al consumo, riportati dall’Associazione e basati sull’Osservatorio del Ministero del made in Italy, che variano per la pasta da 2,3 euro al chilo di Milano ai 2,2 euro al chilo di Roma, dai 1,85 di Napoli ai 1,49 euro al chilo di Palermo mentre le quotazioni del grano sono pressoché uniformi lungo tutta la Penisola a 38 centesimi di euro al chilo.

La proposta di Coldiretti è quella di lavorare immediatamente per accordi di filiera tra imprese agricole e industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione. come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali. Come ipotizzabile, i pastai di Unione Italiana Food, attraverso il presidente Riccardo Felicetti, con una
nota riportata dall’agenzia Ansa hanno replicato a Coldiretti, sottolineando che il grano “ha prezzi troppo fluttuanti e non è l’industria della pasta a determinare il prezzo del grano duro. In realtà, a farlo è il mercato globale con meccanismi e quotazioni internazionali. Non solo, ma contrariamente a quanto viene spesso detto, il grano estero costa anche più di quello italiano (in media +10%), soprattutto in questo particolare momento storico”. Il rischio, neppure tanto remoto, è che tali considerazioni confondano i consumatori.

Unione Italiana Food ha poi ricordato come da sempre i pastai sostengano gli agricoltori italiani con contratti di filiera, per garantire il giusto prezzo, nonché acquistino tutto il grano duro pastificabile disponibile nel Paese. Non solo, ma l’Unione sottolinea il fatto che la pasta che viene acquistata in questi giorni è stata realizzata con grano comprato nei mesi precedenti, peraltro a prezzi più elevati. D’altra parte, va ricordato che tra la pasta e il grano duro vi è la semola che, a sua volta, condiziona i costi dei pastifici a monte dei quali si trova il settore molitorio, con le sue dinamiche, tra cui la politica di approvvigionamento della materia prima e la gestione delle scorte. Ora, nessun molino opera acquistando il grano per macinarlo nell’immediato ma si approvvigiona sui mercati nazionali e internazionali con largo anticipo rispetto all’effettivo momento di consumo della materia prima. Tra scorte fisiche e impegni di acquisto a termine, un molino di medie dimensioni può arrivare a stoccare circa 3 o 4 mesi di produzione. Anche perché il raccolto di grano nazionale si concentra nei mesi di giugno e luglio e la produzione estera è ovviamente anch’essa concentrata stagionalmente, oltre a risentire di tempi di trasporto relativamente lunghi. In buona sostanza, il grano duro è un bene che per sua natura non si può comprare ogni giorno al bisogno.

Infine, quando si parla di pasta, un alimento mono ingrediente, è vero che il grano duro e la semola impattano in modo rilevante sul prezzo finale, ma è bene tenere presente anche altre voci di costo come l’energia, gli imballaggi e la logistica: tutti ambiti in cui i rincari sono ancora evidenti ed elevati. Ma allora, il rialzo dei prezzi della pasta è frutto di una speculazione o di un “naturale” andamento del mercato? Come scriveva il Manzoni, la ragione e il torto non si possono dividere con un taglio netto, in modo che ogni parte abbia solo dell’una o dell’altro.
Peraltro, la condizione attuale è così complessa che non può essere ridotta a un unico elemento (in questo caso, la speculazione). Per comprendere una problematica è dunque necessario approfondire ogni fattore, compreso quello della comunicazione, giacché non sempre si ha la capacità di trasferire in modo chiaro concetti complessi, in questo caso ai consumatori.

Nello specifico, è bene rammentare che la pasta resta – nonostante gli evidenti rincari – un alimento accessibile: con 500 grammi di prodotto e pochi altri ingredienti si riesce, infatti, a preparare
un piatto nutriente e bilanciato per una famiglia di cinque persone. Già questa è un’informazione da non trascurare, al pari della definizione di tutto quello che comporta la realizzazione di uno
degli alimenti più amati al mondo. 

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